tamarindus indica
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Tamarindo: Simboli, usi e proprietà

Si ricomincia alla grande dopo un weekend di riposo e, noi, abbiamo voglia di parlarti del Tamarindo, dei simboli a lui attribuiti, delle sue proprietà e degli usi che comunemente si possono fare di questo frutto.

Come abbiamo visto nei precedenti articoli, ci sono moltissimi alimenti consumati in paesi tanto lontani dal nostro.

Se da una parte, un determinato alimento risulta distante dalla nostra tradizione gastronomica, sta pur sicuro che dal punto di vista simbolico si avvicina alla nostra cultura più di quanto tu possa immaginare!

Andiamo dunque a rendere omaggio a questo frutto per molti sconosciuto!

Al termine dell’articolo, trovi non solo la ricetta del giorno collegata al Tamarindo, ma anche i link di collegamento al sito d’acquisto.

I prodotti che abbiamo riportato per te, sono il risultato di una selezione basata sull’esperienza e la sperimentazione personale.

TAMARINDO: SIMBOLI, USI E PROPRIETÀ

Il Tamarindo è il frutto di una pianta “sempreverde” denominata “Tamarindus indica”, appartenente alle leguminose, famiglia delle “Fabacee”.

Le sue origini risalgono al continente africano, ma oggi è molto comune anche in Asia, Caraibi e Sudamerica.

A molti, è anche noto come “dattero dell’India”.

Il Tamarindus Indica, presenta rami folti e fiori gialli disposti a grappolo, talvolta con sfumature di marrone.

La pianta, può raggiungere un’altezza complessiva di 30m circa, mentre la circonferenza di quest’albero, può raggiungere anche i 6 metri.

Trattandosi di una pianta tropicale, necessita di un’esposizione al sole, piogge frequenti, ma non i ristagni idrici.

Generalmente, sulla base di alcuni consigli inerenti alla sua coltivazione, il Tamarindo può essere coltivato anche nelle regioni meridionali dell’Italia.

Il consiglio che vi diamo, è quello di far germogliare i semi, oppure di procurarvi un piccolo alberello presso una serra che disponga di piante tropicali.

La quantità di acqua necessaria, pertanto, sarà regolata in base alla frequenza delle piogge, e conseguentemente, alla capacità del terreno di riassorbirla.

Il Tamarindus indica, si adatta molto bene anche a terreni particolarmente argillosi.

I frutti, chiamati appunto Tamarindo, consistono in baccelli di color marrone con una forma che ricorda quella delle noccioline americane.

La lunghezza del frutto, può raggiungere i 15 cm all’incirca.

La maturazione del frutto avviene a fine Primavera/ inizio Estate, quando la buccia esterna si secca.

Per poter gustare il frutto, basterà rimuovere il rivestimento esterno ed estrarre i semi ricoperti dalla polpa, in modo che quest’ultima, rimanga libera e possa essere assaporata.

Internamente, vi sono i semi di colore bianco ed avvolti da una polpa verdina, la quale con la maturazione del frutto, tenderà al marrone.

Un piccolo passo avanti lo abbiamo già fatto, rimani su questo articolo per saperne di più sui simboli del Tamarindo, gli usi e le proprietà.

 

TAMARINDO – SIMBOLI

Affronteremo passo dopo passo i simboli, che ha attribuito al Tamarindo notevoli caratteristiche, le proprietà e gli svariati usi.

Nella tradizione indù, il Tamarindo, è associato al matrimonio di “Krishna”, celebrato con una festa nel mese di Novembre.

Krishna, appartiene alla tradizione induista ed è il nome di un “Avatara” del dio “Visnù”.avatara krishna tamarindo

Con il termine Avatara, ci si riferisce al termine sanscrito “incarnazione”, ovvero un essere che alberga nella carne di un altro essere, secondo la mitologia indiana.

Gli induisti, la cui religione è fondata sulla molteplicità degli dei, sono arrivati a considerare Gesù come un Avatara.

Un essere supremo incarnatosi nel corpo di un uomo, simbolo di benevolenza, sviluppo e conservazione.

Krishna, il più famoso degli Avatara, è caratterizzato dall’ampia valenza filosofica che egli trasmette.

Di fatto, Krishna è l’unico Avatara a possedere tutte sei le qualità di Visnù: “Sapienza, forza, potenza, efficienza, splendore e vigore”.

Sei qualità che di certo al Tamarindo non mancano!

E ancora…

Genesi 21:22-34: Abramo risolve i diverbi con Abimelec in merito ad un pozzo che egli stesso scavò, divenuto oggetto di contesta.

Una volta che Abramo fu riconosciuto come il legittimo proprietario di quel pozzo, egli piantò un albero, simbolo di pace, di tregua e di conforto.

Le chiome gigantesche del Tamarindo, infatti, offrono riparo dalla calura del deserto tanto per gli uomini che per gli animali.

Il Tamarindo viene considerato come l’ombra della freschezza, colei che soffoca il bagliore che acceca la vista, il luogo perfetto per cercare e pregare dio.

Il Tamarindo, diviene quindi, in un senso molto più ampio, una fonte di opportunità, un luogo sicuro in cui coltivare la propria fede.

Coltivare, nel senso più metaforico del termine, a sua volta, implica sacrifici, sforzi, molto tempo e molta pazienza.

Quasi, potremmo dire, il tempo che il Tamarindo impiega nel produrre i suoi frutti!

TAMARINDO – PROPRIETÀ E BENEFICI

Il Tamarindo è ricco di zuccheri, Sali minerali, vitamine in particolar modo del gruppo B, calcio, ferro e potassio.

Lo straordinario frutto in questione, contiene anche Flavoni, appartenenti alla classe dei Flavonoidi, e quindi antiossidanti in grado di contrastare i radicali liberi e contribuire a prevenire alcune forme tumorali.

Il Tamarindo, è molto utilizzato come lassativo per le proprietà purgative, ma utile nel contempo, contro la dissenteria.

I suoi benefici dipenderanno dalle modalità e dalle quantità entro le quali tale frutto sarà consumato.

Cicatrizzante, antinfettivo ed antibatterico, se estratto il principio attivo dai semi, detto “Tamarindina”.

La corteccia è molto apprezzata per le facoltà in grado di contrastare febbri malariche.

Le foglie del Tamarindo, sono un ottimo alimento per i bacchi da seta, i quali sembrano rendere un prodotto notevolmente superiore nella qualità.

Persino ipoglicemizzante se utilizzato nella sua forma di estratto acquoso, nonostante la dolcezza caratteristica del frutto.

Inoltre, numerosi studi, hanno dimostrato come il Tamarindo sia efficace contro la Candida, Escherichia coli e Stafilococco.

È inoltre un ottimo antinfiammatorio ed analgesico.

Un altro studio condotto nel 2015, ha palesato come il decotto di foglie di Tamarindo, eserciti un’azione epatoprotettiva grazie all’inibizione della perossidazione lipidica.

Inoltre, se applicando una crema a base di Tamarindo sulla pelle, questa agirà come idratante, donando luminosità ed elasticità alla pelle.

Vedremo gradualmente le sue proprietà esaltate a seconda dell’ambito in cui s’intende impiegare questo affascinante ed esotico frutto.

 

TAMARINDO IN CUCINA – GLI USI

Come vi abbiamo anticipato, in questo e con i precedenti articoli, molti elementi trattati, suggeriscono luoghi molto lontani, tradizioni distanti dalle nostre… ma è proprio così? cibo thai tamarindo

Il Tamarindo, oltre ai simboli, alle proprietà, si è visto come protagonista di una serie di usi che, anche il nostro paese, conserva nella propria memoria.

In Italia, infatti, il “Tamarindo erba”, uno sciroppo gustosissimo ampiamente diffuso in tutta la penisola, si annovera come la bevanda analcolica preferita dagli italiani in assoluto, tra il 1898 ed il 1900.

Curioso, no?

Forse non lo sai, ma il Tamarindo è uno dei composti base utilizzati per la fabbricazione dell’apprezzatissima salsa “Worcester”.

Oggi, la dolcezza e la consistenza della polpa di Tamarindo, sono assai gradite nella cucina tailandese, indiana, ma anche in quella messicana.

Spesso, si combina con sostanze più acide come il limone, per conferire alle conserve, alle salse ed alle composte, un sapore tendente all’agrodolce.

Famose sono anche le sue gelatine e confetture.

Insomma, il Tamarindo è parecchio versatile nel regno della cucina, a tal punto che si sposa alla perfezione con il peperoncino per insaporire le carni bianche e quelle rosse in umido o alla griglia.

Tamarindo e peperoncino, a sua volta, si sposano perfettamente con lo zenzero.

In Indonesia, specificamente sull’isola di Java, il Tamarindo è utilizzato come crema da spalmare sul formaggio di soia prima di procedere con la sua frittura.

In Cina e Giappone, invece, è un classico nei sacchettini monoporzione come candito salato, oppure lasciato dolce per aggiungere ai lievitati.

Una sorta di sostituto alla nostra più classica uvetta per intenderci.

Al termine di questo articolo, una semplice ricetta da realizzare a casa tua utilizzando la polpa di Tamarindo.

 

TAMARINDO IN COSMESI – GLI USI

Abbiamo visto, fino ad ora, i simboli di questo frutto, le proprietà, e gli usi in cucina.

Ma se tu fossi un lettore abituale di Karunatara, sapresti molto bene che la natura, mette a portata di mano una vasta serie di elementi che possono essere trasformati in vantaggi per la tua quotidianità.

Se sei invece capitato su questo blog da poco, o addirittura per la primissima volta, rimani su questo articolo e viaggia insieme a noi per scoprire il Tamarindo in tutte le sue sfaccettature.

Non dimenticare certamente di mettere “mi piace” all’articolo e perché no, di condividerlo sulla tua pagina.

Grazie!

Siamo rimasti di stucco, quando in passato, abbiamo scoperto che il Tamarindo, esercita un’elevatissima azione idratante sulla pelle.

Pensa, che questo frutto, è un valido prodotto contro la formazione delle rughe, con un potenziale addirittura superiore a quello dell’acido ialuronico.

Tale acido, “ingurgita” l’umidità a sé circostante, mantenendola costante sulla superficie della pelle.

Quello che c’è da sapere però, è che l’acido ialuronico, con il passare del tempo, invecchia finendo per perdere le sue qualità umettanti.

Il prodotto che si estrae invece dal Tamarindo, è ricco di un polisaccaride del tutto naturale, in grado di costituire un gel viscoso molto idratante.

Anche i semi di questo frutto, contengono un’elevata quantità di polisaccaridi che legano l’acqua trattenendola sulla pelle.

L’azione idratante, avviene per via del diretto intervento dell’estratto di Tamarindo sulla “Filaggrina”, una particolare proteina dedita propria all’umidità della cute.

Chi l’avrebbe mai detto!

 TAMARINDO IN COMMERCIO

Spesso, in commercio, il Tamarindo, lo si può trovare in forma di panetto.

Questi panetti, consistono in un quantitativo di polpa pressata e confezionata.

Sono svariati gli usi che per via delle sue proprietà possono essere impiegati in cucina, divenendo un insieme di simboli del piacere.

Come abbiamo visto per la Curcuma, che puoi approfondire facendo click sul nome, è possibile anche con il Tamarindo, preparare un composto base molto versatile.

Il concentrato che puoi preparare in cucina, si presta benissimo per la preparazione di bevande diluite, come dolcificante alternativo allo zucchero, oppure per insaporire torte o plum-cake.

Con il concentrato, potrai preparare delle gelatine molto più sane di quelle trovate in commercio per favorire la motilità intestinale.

Ancora dubbi sul Tamarindo, i suoi simboli, le proprietà e gli usi? Prosegui con la lettura per l’ultima chicca!

LA NOSTRA RICETTA

Per preparare le gelatine, sarà necessario che innanzitutto, tu prepari il tuo composto di Tamarindo.

Per farlo, ti occorrono 500g di polpa di Tamarindo che puoi ottenere dalla lavorazione del frutto oppure comprandola in negozio.

Rompi con le mani la polpa e disponila dentro un pentolino dal fondo alto.tamarindo in cosmesi

Copri con una tazza di acqua e porta ad ebollizione mantenendo una fiamma bassa.

Una volta iniziato il bollore, mescola sempre a fuoco basso per circa venti minuti.

A questo punto, passa la polpa di Tamarindo al colino pressandola bene, in modo che attraverso le maglie possa filtrare anche la polpa più sottile.

La polpa più grossolana, naturalmente la escluderai dal prodotto destinato alle gelatine, ma potrai aggiungerla ad una torta per dolcificare.

Quando il prodotto filtrato sarà ancora caldo, aggiungere un cucchiaio di succo di limone ed 8g di Agar Agar.

Si tratta di un’alga naturale gelificante, molto più sana della comune colla di pesce.

Mescola bene il tutto e dividi il composto in uno stampo di silicone, oppure dentro uno stampo per i cubetti di ghiaccio.

Lascia raffreddare fino a completa gelificazione.

A noi piacciono così, ma se preferisci aggiungere quel tocco in più di stile, potrai rotolarle in un piattino colmo di zucchero di canna e se, preferisci, potrai aggiungere anche un pizzico di cannella in polvere.

Il composto di Tamarindo, può benissimo essere diluito in acqua per creare una bevanda che agevoli la motilità intestinale, ma decisamente più gradevole di altri lassativi che si trovano in commercio.

AVVERTENZE

Usare il Tamarindo per problemi di motilità intestinale, è un’ottima soluzione per attenuare o risolvere del tutto il problema.

Tuttavia, di fronte a ripetuti episodi di stitichezza, naturalmente, ti consigliamo di consultare il tuo medico per degli accertamenti maggiori.

In caso di problematiche correlate ad iperglicemia, per la quale si è già sotto trattamento terapeutico, consultare il proprio medico prima di consumare Tamarindo con la logica “fai da te”.

In caso di assunzione di Aspirina, si consiglia di non consumare questo frutto, in quanto aumenta il rischio di sanguinamento.

Sconsigliato anche in caso di assunzione di antinfiammatori.

Se consumando il Tamarindo, avvertirai prurito sulla cute, nausea o vertigini, interrompi l’assunzione con immediatezza poiché potrebbero essere sintomi di un’allergia.

Infine, trattandosi di un frutto con un elevato tasso di acidità, ti consigliamo di consumarlo con moderazione in caso i tuoi denti fossero soggetti alla perdita dello smalto.

 

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Il Tamarindo con i suoi simboli, le sue proprietà, lascerà in te un valore aggiunto a seconda degli usi che deciderai di farne!

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